Il progetto di un seminario di approfondimento degli aspetti linguistici della discriminazione di genere scaturisce dalla volontà del Centro antiviolenza di Ancona “Donne e Giustizia” di contrastare il fenomeno della violenza sulle donne intervenendo non solo a riparare i danni sulle vittime, ma anche a monte, contribuendo a modificare la rappresentazione sociale della donna, che è la radice di ogni violenza di genere.

Una proficua collaborazione tra il Centro antiviolenza, la Consigliera di Parità Effettiva per la Provincia, il Comune di Ancona e la Cooperativa sociale “La Gemma” ha reso possibile la realizzazione di questo evento formativo, “Linguaggi di genere”, che si è tenuto nella giornata del 29 novembre 2013. Un ringraziamento va anche al Centro Servizi per il Volontariato Marche che ha in gran parte finanziato il progetto.
Le relatrici che si sono succedute hanno affrontato da diverse angolazioni la tematica del sessismo nella cultura e nel linguaggio.

Simona Cardinaletti è una psicologa e psicoterapeuta. In passato è stata coordinatrice ed attualmente è responsabile della Casa rifugio “Zefiro”, gestita dalla Cooperativa “La Gemma”, che ospita donne con o senza figli minori, che lasciano la casa coniugale per motivi di violenza. Il suo intervento ha approfondito i principali aspetti culturali che sottostanno alla violenza di genere, in quanto manifestazione di una storica disparità nei rapporti di potere tra uomo e donna. Ha messo in luce la portata del fenomeno violenza contro le donne, mettendolo in relazione alla discriminazione che le donne subiscono a livello sociale in tutti gli ambiti e sradicando la diffusa ma erronea convinzione che la violenza di genere sia da ascrivere all’ambito relazionale ed individuale.

Pina Ferraro Fazio, Consigliera di Parità Effettiva per la Provincia di Ancona, ha illustrato lo stato dell’arte delle politiche di contrasto delle discriminazioni e di promozione delle pari opportunità tra generi.

Cecilia Robustelli è professoressa associata di Linguistica italiana presso l’Università di Modena e Reggio Emilia e collaboratrice dell’Accademia della Crusca. È indiscussa autorità a livello nazionale ed internazionale per quanto riguarda l’ambito di ricerca relativo all’uso della lingua rispettoso dell’identità di genere. Nella sua relazione e nel workshop che ne è seguito, la professoressa Robustelli ha chiarito i “dilemmi” della lingua italiana quando viene usata per rappresentare le differenze di genere ed ha condotto una approfondita riflessione su un uso non sessista della lingua italiana.

L’intervento di Elena Grilli, infine, ha illustrato come il linguaggio usato in modo sessista è violento ed alimenta la violenza verso le donne, denigrandole o aggredendole quando non si conformano all’idea maschile di femminilità. Con il contributo di Simona Cardinaletti, inoltre, ho cercato di approfondire gli aspetti linguistici che emergono nel discorso delle donne vittime di violenza, le quali, oltre agli ostacoli materiali, nel loro percorso di fuoriuscita dalla violenza incontrano anche ostacoli “simbolici”, in termini di difficoltà di percepire se stesse come degne, alla pari, meritevoli di rispetto.

È necessario rendersi consapevoli dell’azione del linguaggio in quanto binario su cui viaggia il pensiero, al fine di non restare vittime degli effetti degli automatismi linguistici.

Non è facile e non sarà bastato questo seminario, che tuttavia auspico sia stato una valida occasione per prendere atto degli effetti dei processi di comunicazione sul piano della rappresentazione della realtà, per comprendere gli stretti legami con la violenza di genere, per spingere verso una rimozione dei residui pregiudizi nei confronti delle donne, per stimolare e favorire un cambiamento nel modo di pensare, agire ed esprimersi di tutti e di tutte.